Quando le luci illuminano le piazze ma un altro modello è possibile
Il Natale arriva con il suo consueto splendore: luminarie sempre più scenografiche, piazze affollate, selfie sotto gli archi di luce e un’atmosfera che sembra avvolgere tutto in un incanto luminoso. A Viterbo come nei borghi della provincia, dicembre è il mese in cui lo spazio pubblico si trasforma in un set natalizio. Ma non appena si esce dal centro storico o si imbocca la prima strada verso le zone interne, il paesaggio cambia: in molte case vivono pensionati soli, con redditi minimi, spesso incapaci di affrontare i costi crescenti di riscaldamento, farmaci e spesa quotidiana.
È il doppio Natale della Tuscia: quello visibile, che brilla, e quello nascosto, che soffre.
Il paradosso è evidente. Mentre i Comuni investono risorse (o inseguono sponsor) per addobbi luminosi e attrazioni turistiche, migliaia di anziani nel territorio viterbese vivono un dicembre fatto di rinunce.
Nelle loro case il riscaldamento viene acceso solo per poche ore, i pasti si riducono, i regali diventano un lusso. La solitudine pesa più dei costi. È una povertà discreta, spesso vergognosa, che non farà mai notizia da prima pagina, ma che rappresenta una delle ferite più profonde della nostra provincia, tra le più anziane d’Italia.
Eppure un modello alternativo esiste, ed è già sotto gli occhi di tutti: Bagnoregio.
Grazie alla valorizzazione intelligente e coraggiosa di Civita di Bagnoregio – dalle politiche di accesso alla gestione innovativa dei flussi turistici – il Comune ha costruito un sistema virtuoso. Gli introiti generati dal turismo non sono rimasti chiusi nei capitoli di bilancio o nella sola promozione territoriale: una parte importante è stata destinata agli aiuti alle famiglie bisognose, ai sostegni alimentari, ai contributi per l’affitto e a iniziative di vicinanza sociale.

A Bagnoregio il patrimonio storico e naturale non è solo una cartolina: è diventato una leva per finanziare servizi, opportunità e politiche sociali. Il “modello Bagnoregio” dimostra che quando una comunità valorizza seriamente le sue ricchezze – ambientali, culturali, architettoniche – può generare risorse reali da reinvestire per non lasciare indietro nessuno. È l’esatto contrario del Natale fatto solo di luminarie: è un Natale che illumina davvero.
Fuori dall’eccezione virtuosa di Bagnoregio, nel resto della Tuscia lo scenario è più duro.
La fuga dei giovani verso Roma e altre città svuota i paesi e lascia indietro un esercito silenzioso di anziani soli. I servizi diminuiscono, il trasporto pubblico è carente, gli ambulatori medici si diradano. E chi vive con 600-700 euro al mese si trova ogni giorno a dover scegliere tra il necessario e l’indispensabile.
È un lento sfilacciamento sociale che nessuna installazione luminosa può coprire.
Le luminarie non sono un problema in sé. Il problema è quando diventano un alibi.
La vera domanda è: cosa potremmo fare con una parte di quelle risorse se scegliessimo di metterle al servizio degli invisibili?
Perché il Natale ha senso se include, non se seleziona. E una comunità che investe solo in ciò che si vede rischia di dimenticare ciò che davvero conta: chi, nelle case fredde delle zone interne, non vive il Natale ma lo sopporta.
Guardare alla provincia di Viterbo oggi significa riconoscere una contraddizione evidente: borghi splendidi e anziani dimenticati, piazze luminose e case buie.
Ma significa anche vedere che un’alternativa c’è. Bagnoregio ne è la prova: la bellezza può diventare welfare.
Perché un Natale autentico nasce non dalla quantità di LED che riempiono le strade, ma dalla capacità di una comunità di prendersi cura dei suoi membri più fragili.
Quando le luci di dicembre inizieranno a illuminare anche chi vive nell’ombra, allora sì che la Tuscia potrà dire di celebrare davvero il Natale.
Immagine di copertina: Bagnoregio civita panorama 3pics di Alessio Damato, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Immagine nel testo: Piazza San Pellegrino, Viterbo, Italia di David Cross – User: (WT-shared) Davidx at wts wikivoyage, CC BY-SA 1.0, via Wikimedia Commons





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