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Il paradosso etico dello scandalo dei sacchetti biodegradabili

5 Gennaio 2018

La vicenda dei sacchetti biodegradabili ha fatto emergere, in tutta la sua evidenza e drammaticità irresponsabile, la cultura “usa e getta” che strisciando ha coinvolto trasversalmente larghi strati della società ed in particolare quella parte di popolazione che nasconde la propria diseducazione alla sostenibilità ambientale, economica e sociale, dietro lotte di retroguardia quale la contestazione alle norme europee e nazionali sui sacchetti.

Il tutto viene cavalcato, a fini politici e di audience, da giornalisti (?) che si dichiarano “di sinistra” ma prendono posizioni tutt’altro che ambientaliste e da “tigri da tastiera” che sui social scaricano il proprio odio e il proprio rancore, oltre che le proprie paure, su norme di civiltà e di promozione della sostenibilità.

La cultura dell’usa e getta che produce rifiuti per la spinta a consumare molto di più di quanto sia necessario, ed a odiare quando non lo si può fare, ci riduce ad oggetti e ci strumentalizza per fini economici.

Tutto viene ridotto a merce, a materia manipolabile, a “vite di scarto”.

E’ la cultura che considera gli immigrati dei “nuovi schiavi” per le campagne, gli scantinati e i cantieri edili, che conduce allo sfruttamento sessuale dei bambini, al commercio degli organi dei poveri e degli immigrati, all’abbandono degli anziani e di chi non ha più un reddito, a scartare i nascituri se diversamente abili. Si considerano così gli esseri umani come generi di consumo che si possono usare e poi gettare.

Il paradosso etico dello scandalo dei sacchetti biodegradabili

E’ la cultura di chi si scandalizza per i 2 centesimi del sacchetto biodegradabile, ma quotidianamente butta nell’immondizia decine di euro di cibo, è la logica della pagliuzza e della trave, dei comportamenti virtuosi che devono fare gli altri, non chi li invoca.

E’ la logica di chi non scarta solo rifiuti-oggetti, ma anche persone in carne ed ossa, che non butta nella pattumiera solo il cibo o spreca le risorse del pianeta, ma inserisce – per il proprio egoismo e per i propri desideri – anche le altre persone nel tritacarne del proprio individualismo materialista.

Quando l’etica suprema diventa la soddisfazione di tutti i propri desideri individuali, tutto ciò che ci circonda diventa strumento e condizione per tale fine.

La sub-cultura narcisistica produce degli ascari sociali e ambientali, con la conseguente distruzione dell’habitat in cui viviamo.

L’Uomo però è capace di bene, di intervenire positivamente; ha dimostrato di saper risanare fiumi, di recuperare boschi e di abbellire paesaggi, di creare città d’arte, si produrre energia pulita, di abbassare l’inquinamento, di dare solidarietà, di avere cura delle altre persone, di custodire il proprio prossimo.

Non ci sarà mai una nuova ecologia senza un Uomo nuovo.

Forse è il tempo di abbattere la cultura egoistica che produce odio e rancore e recuperare quella creatività umana che ci rende capaci di poesia, di amicizia, di comporre una melodia o un canto, di lavorare creando.

Ai promotori della “lotta dura senza paura” contro i sacchetti biodegradabili, forse va ricordato che un reddito di cittadinanza risponde ad urgenze provvisorie, ma certo non realizza la dignità di una persona.

Sono i gesti quotidiani apparentemente insignificanti – che pensando alla salvaguardia del Pianeta e non alla spesa di pochi euro l’anno – sono le fondamenta della casa costruita sulla roccia e non sulla sabbia.

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Società

Pietro Giordano

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