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La politica che scompare e la libertà che vacilla: Arendt e noi

4 Dicembre 2025

Perché la crisi della politica non nasce dagli estremismi, ma dal nostro progressivo abbandono dell’agire comune che rende fragile ogni democrazia.

Quando Hannah Arendt scrisse Vita activa, aveva già visto cosa accade quando la politica si spegne: la società perde la capacità di pensare insieme, la parola pubblica si inaridisce, il cittadino si ritira nel privato e il terreno si prepara a nuove forme di dominio. Era così negli anni Trenta; rischia di esserlo anche oggi.

Viviamo in un’epoca che parla incessantemente di politica ma che al tempo stesso la rende sempre più fragile. Le discussioni si moltiplicano, gli scontri infiammano i social, l’informazione è continua e rumorosa. Eppure la politica reale – quella fatta di confronto serio, partecipazione responsabile, decisioni condivise – sembra ogni giorno più lontana. È diventata un misto di spettacolo, indignazione permanente e gestione tecnica dei problemi, un campo dove prevalgono gli slogan invece delle argomentazioni e la propaganda invece del dialogo.

Arendt ci aveva offerto una chiave di lettura semplice e profondissima: la politica nasce dall’“agire”, cioè dalla capacità degli esseri umani di incontrarsi, parlare, costruire il mondo insieme. Ma nella società moderna, diceva, questo agire è stato progressivamente soffocato dalla centralità del lavoro e della produzione. Lavoriamo quasi senza sosta, costretti in un ritmo che punta solo alla sopravvivenza e alla produttività; produciamo oggetti, servizi, contenuti, tecnologie, tutto ciò che può rendere il mondo più efficiente ma non necessariamente più libero. In questo universo, l’agire politico – lo spazio dove ci si espone con la propria voce e ci si assume responsabilità comuni – finisce ai margini.

La politica che scompare e la libertà che vacilla: Arendt e noi

Il paradosso del nostro tempo è proprio questo: discutiamo di politica ovunque, ma partecipiamo sempre meno. Ci informiamo continuamente, ma comprendiamo sempre meno. Siamo iperconnessi, ma politicamente isolati. E così la democrazia diventa una pratica svuotata, fatta più di reazioni emotive che di pensiero critico.

L’astensione cresce, la fiducia nelle istituzioni crolla, il dibattito pubblico si riduce a un alternarsi di schieramenti che non comunicano. Nel vuoto che si crea avanzano semplificazioni estreme, leader che parlano alla pancia anziché alla testa, comunità chiuse che sostituiscono la cittadinanza aperta.

Per Arendt, il primo antidoto a tutto questo è il pensiero. Amava ripetere con Catone che “mai l’uomo è più attivo di quando non fa nulla”, perché il pensare è la forma più alta di attività: permette di giudicare, discernere, resistere alle manipolazioni. Ma oggi il pensiero è la prima vittima del ritmo contemporaneo.

I tempi lunghi della riflessione sono schiacciati dalla pressione del lavoro, dalla frenesia digitale, dalla paura di restare indietro. Senza pensiero, però, la politica non ha radici; e senza politica, la libertà non ha difese.

Arendt non proponeva di tornare alla polis greca né di mitizzare il passato. Diceva invece che una società che smette di coltivare la politica è una società che finisce per delegare tutto, e che chi delega tutto finisce per perdere tutto. È un avvertimento che suona attuale: quando il cittadino diventa solo spettatore, quando le comunità si sfilacciano, quando la parola pubblica perde forza, altri riempiranno il vuoto. E non sempre saranno portatori di libertà.

Per questo Vita activa oggi è un testo da rileggere come una bussola. Ci chiede di rimettere al centro la politica come spazio comune, come costruzione condivisa, come responsabilità reciproca. Ci invita a creare luoghi di parola, non arene di scontro; relazioni, non tifoserie; riflessione, non reazioni impulsive. La libertà non è una condizione garantita, ma un’opera collettiva che va alimentata ogni giorno.

E il messaggio finale è semplice e limpido: la democrazia vive solo dove gli esseri umani agiscono insieme. Se dimentichiamo questo, non ce ne accorgeremo subito, ma avremo già iniziato a perderla.

Immagine nel testo: Bicycle stands, Scottish Parliament landscape, Pàrlamaid na h-Alba – geograph.org.uk – 3513822 di Robin Stott , CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

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Politica

Pietro Giordano

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