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Manifestare per Gaza sotto le bandiere della CGIL e con slogan antisemiti, mentre per l’Ucraina cala il silenzio: il cortocircuito morale della sinistra italiana

6 Ottobre 2025

Si manifesta per Gaza sotto le bandiere del sindacato di Landini, tra cori antisemiti e vetrine distrutte, mentre per l’Ucraina cala il silenzio. La sinistra “pacifista” che gioca con il fuoco

Si manifesta per Gaza, ma solo per Gaza. Non per Kiev, non per le donne ucraine violentate, non per le città rase al suolo dai missili russi. Per loro, silenzio. La piazza italiana – quella “progressista”, quella dei buoni sentimenti – si riempie invece dietro gli striscioni del sindacato di Landini. E mentre la CGIL sfila con il suo servizio d’ordine, in mezzo ai cori “pace subito” risuonano anche urla antisemite, scritte infami e slogan che avrebbero fatto rabbrividire la sinistra di Berlinguer.

Com’è possibile? Possibile che la più grande organizzazione sindacale italiana, con decenni di storia antifascista alle spalle, non riesca a impedire che nel suo corteo sfilino cartelli che negano la Shoah o equiparano Israele al nazismo? Possibile che si tollerino bandiere con la svastica accostata alla Stella di David e ci si limiti, il giorno dopo, a qualche balbettio di circostanza?

Manifestare per Gaza sotto le bandiere della CGIL e con slogan antisemiti, mentre per l’Ucraina cala il silenzio: il cortocircuito morale della sinistra italiana

È possibile, eccome. È l’effetto di una sinistra che ha sostituito il pensiero con il riflesso condizionato, la complessità con la rabbia, la bussola morale con la pancia ideologica. Si scende in piazza contro Israele, ma si tace sull’Ucraina.

Si parla di diritti umani, ma si applaude ai cortei convocati da chi, come l’USB, si dichiara apertamente solidale con Putin. Un cortocircuito che non è più casuale: è la fotografia perfetta di una deriva morale.

E il Partito Democratico? Immobile. Incapace di pronunciare parole nette. “Pace”, “dialogo”, “due popoli due Stati”: la solita litania per non dire nulla. Mai una condanna chiara degli slogan antisemiti, mai un dissociarsi dalle piazze infettate dall’odio. Troppo rischioso: non si può scontentare l’ala movimentista, né dare l’impressione di “stare con Israele”.

Nel frattempo, in nome della pace, si distruggono vetrine e si bruciano bandiere. E tutto viene derubricato a “episodi isolati”. Ma gli episodi isolati, quando si ripetono ogni settimana, diventano cultura politica.

La verità è che quella sinistra che un tempo difendeva la libertà oggi non distingue più tra vittime e carnefici. È diventata prigioniera di una retorica anti-occidentale e anti-israeliana che la accomuna ai suoi vecchi nemici ideologici. E il sindacato che un tempo proteggeva i lavoratori, oggi finisce per proteggere l’odio.

In fondo, è tutto qui: una sinistra che manifesta per Gaza ma non per Kiev, che condanna Israele ma non Putin, che parla di pace ma giustifica la violenza.

Una sinistra che ha smarrito se stessa e, con sé, la credibilità morale che un tempo la rendeva diversa.

Immagine nel testo: Manifestazione studentesca pro Palestina di Marica Massaro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Politica

Pietro Giordano

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