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Auto elettriche: il grande inganno verde

4 Agosto 2025

Sotto la vernice ecologica, un modello in crisi e una transizione a metà


La narrazione è chiara: l’auto elettrica è il simbolo del futuro, la risposta sostenibile all’inquinamento, al cambiamento climatico, al degrado urbano. Le istituzioni la incentivano, le case automobilistiche la promuovono, i media la celebrano. Ma dietro lo storytelling patinato c’è una verità molto meno rassicurante: l’elettrico, così com’è, non salva il pianeta. E rischia anzi di diventare l’alibi perfetto per non cambiare nulla.

Ogni auto elettrica è una catena di sfruttamento e devastazione che inizia molto prima della messa su strada. Per produrre una batteria servono litio, cobalto, nichel, terre rare: materiali estratti in condizioni ambientali disastrose e spesso in regimi di semi-schiavitù. In Congo si muore per il cobalto, in Sudamerica si prosciugano interi laghi salati per il litio. Chi guida un’auto elettrica in Europa lo fa spesso sull’inconsapevole schiena di un bambino minerario o su una falda acquifera inquinata. Ma nessuno lo dice: l’importante è che l’auto non emetta dallo scarico.

È il mantra più ingannevole del marketing ambientale: le auto elettriche non emettono CO₂. Vero, ma solo mentre si muovono. L’energia che le alimenta, in gran parte del mondo, viene ancora da carbone e gas. La “green car” ricaricata con energia sporca è un ossimoro su ruote. In troppi Paesi l’auto elettrica è un falso ecologico, un maquillage che sposta l’inquinamento dalla marmitta alla centrale elettrica. Il risultato? Un impatto ambientale che, in molti casi, non è inferiore a quello di un’auto tradizionale.

Ci raccontano che basta una presa e qualche ora per avere l’auto pronta. Ma la realtà è ben diversa. I tempi di ricarica sono ancora troppo lunghi, le colonnine sono poche e spesso malfunzionanti, le tariffe sono poco trasparenti, e chi vive in città o in condominio non ha neppure dove attaccare la spina. E allora, di che svolta parliamo?

Auto elettriche: il grande inganno verde

L’elettrico è oggi una mobilità di élite, che esclude milioni di persone. Una transizione pensata per chi può permettersela, non per chi ha davvero bisogno di un mezzo economico, flessibile, accessibile.

Se davvero tutte le auto diventassero elettriche, le reti elettriche nazionali collasserebbero. Già ora i picchi di domanda rischiano di mandare in tilt la distribuzione locale. E ancora non siamo nemmeno all’inizio della curva esponenziale di crescita. Parlare di auto elettrica senza parlare di investimenti massicci in rinnovabili e accumuli è irresponsabile. Ma intanto, si vendono auto a batteria come se il sistema fosse pronto. Non lo è.

L’auto elettrica non riduce il traffico, lo alimenta. Non libera spazio urbano, lo occupa. Non trasforma la mobilità, la perpetua. È l’ennesima versione aggiornata di un modello auto-centrico che ha fallito.

Invece di investire in trasporto pubblico, ciclabilità, città a misura d’uomo, si continuano a costruire strade, parcheggi, centri commerciali “green”. Cambia il motore, non la logica. E intanto le città restano congestionate, rumorose, disuguali. Ma con un bollino verde.

Chi ha trasformato la sostenibilità in business. Chi ha interessi miliardari nella transizione “verde” fatta a metà. Le stesse multinazionali che producevano SUV diesel oggi vendono SUV elettrici da 2 tonnellate come “soluzione climatica”. Stanno sostituendo un parco auto enorme con un altro altrettanto inquinante nel ciclo produttivo.

È consumismo travestito da ecologia, greenwashing sistemico autorizzato dalle politiche pubbliche. Altro che rivoluzione.

La vera sostenibilità non è passare dalla benzina al litio, ma ridurre il numero di auto, trasformare le città, ripensare il sistema dei trasporti.

L’elettrico può essere parte della soluzione, ma non lo è se resta inchiodato a un paradigma sbagliato: quello della mobilità privata, dispendiosa, escludente.

Continuare a parlare di “auto pulita” senza cambiare il contesto è come curare una ferita con il trucco. Serve ben altro: infrastrutture pubbliche, energia rinnovabile vera, giustizia sociale nella mobilità. Fino ad allora, l’auto elettrica resta una promessa svuotata, un’illusione comoda per chi non ha davvero intenzione di cambiare.

Immagine nel testo: SQM Salar de Atacama Lithium Mine, Chile (2024-02-02-01-40-47 UMBRA-05) di Umbra Lab, Inc., CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

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Economia

Pietro Giordano

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