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Castel Gandolfo, Zelenskyj e il Papa: il dialogo per la pace e un’Ucraina al centro della nuova sicurezza europea

10 Luglio 2025

Nel silenzio dei giardini che guardano il lago Albano, Papa Leone XIV e il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj si sono incontrati per la seconda volta dall’inizio del pontificato.

Un appuntamento che unisce spiritualità e geopolitica, con un obiettivo dichiarato: costruire le condizioni di una pace giusta e duratura.

Il Pontefice ha ribadito “il suo dolore per le vittime della guerra” e ha rinnovato la sua preghiera per il popolo ucraino, definito “martire” già nel discorso di intronizzazione.

“L’Ucraina attende finalmente i negoziati per una pace giusta e duratura – ha ricordato Leone XIV – imploriamo l’intercessione di Maria per donarci il dono della pace e concedere conforto a chi soffre.”

Zelenskyj, lasciando Castel Gandolfo, ha ringraziato il Papa per l’attenzione costante e per la disponibilità ad aiutare a creare un luogo di incontro con la Russia: “Naturalmente vogliamo la pace e contiamo su Sua Santità per aiutarci a trovare un momento di confronto tra i leader.”

La Conferenza di Roma e il nuovo ruolo dell’Ucraina

La visita romana è proseguita con l’apertura della IV Conferenza Internazionale sulla Ricostruzione dell’Ucraina. Due giorni in cui Roma diventa il centro di una riflessione non solo economica, ma strategica: l’Ucraina non è più un semplice beneficiario di aiuti, è un attore indispensabile della sicurezza europea.

La guerra, infatti, ha trasformato il Paese in un colosso militare e industriale. Con quasi un milione di soldati – il più grande esercito europeo dopo quello russo – Kyiv ha rivoluzionato la propria capacità produttiva: dai 50.000 proiettili di artiglieria del 2022 ai 2,4 milioni del 2024; dai primi droni autoprodotti agli oltre 2,2 milioni dello scorso anno, che oggi coprono il 95% del fabbisogno delle forze armate ucraine.

Il settore bellico ucraino, per decenni rigidamente statale, si è frammentato in un arcipelago di piccole imprese private che progettano, testano e producono armi con una velocità sconosciuta ai grandi colossi occidentali. Come ha spiegato l’ex ministro della Difesa Reznikov, “l’Ucraina è oggi il più grande laboratorio militare del pianeta”.

Castel Gandolfo, Zelenskyj e il Papa: il dialogo per la pace e un’Ucraina al centro della nuova sicurezza europea

Il modello danese e la corsa europea alla difesa integrata

L’efficienza ucraina ha convinto diversi governi a investire direttamente in questa filiera. La Danimarca ha aperto la strada, destinando fondi europei alle aziende di Kyiv, seguita da Germania e Regno Unito.

Ursula von der Leyen ha ricordato che i 150 miliardi del programma SAFE potranno finanziare la manifattura bellica ucraina. Non è solo solidarietà: è un investimento strategico.

L’Unione Europea, pur frenata dall’opposizione ungherese sul percorso di adesione, ha già riconosciuto che “le capacità militari ucraine sono una componente essenziale dell’approccio pace attraverso la forza.”

Lo stesso vertice Nato dell’Aja ha sancito che le spese per il supporto militare a Kyiv saranno conteggiate nel 5% degli investimenti difensivi che gli alleati si sono impegnati a garantire. Un segnale inequivocabile: l’Ucraina è diventata la prima linea della libertà europea, ma anche il cuore industriale del suo riarmo.

Il pensiero di Mounier: pace vera e difesa della libertà

Mentre la diplomazia cerca la fine delle ostilità, l’Europa riscopre anche riflessioni che vengono da lontano.

Il filosofo cattolico Emmanuel Mounier, nel suo saggio I cristiani e la pace del 1939, distingueva tra pacifismo sterile e il dovere di difendere la libertà. “Non ci si batterebbe tanto intorno alla questione della pace se la parola non avesse contenuti ben diversi a seconda della bocca che la pronuncia” scriveva.

Mounier, padre del personalismo, considerava la pace come un bene da costruire, non una semplice assenza di violenza. La sua riflessione è oggi di straordinaria attualità: “La guerra per il cristiano non comincia con il moltiplicarsi dei morti – diceva – ma si inserisce tra la pace vissuta interiormente e l’odio interiormente accettato.”

Stefano Ceccanti, costituzionalista e autore della prefazione alla nuova edizione del libro, sottolinea come Mounier sia stato un riferimento implicito per l’articolo 11 della Costituzione italiana: il ripudio della guerra, ma anche l’apertura a limitazioni di sovranità per garantire un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le nazioni.

Una visione che oggi trova nell’Unione Europea e nella sua capacità di difesa integrata un possibile compimento.

Diplomazia spirituale e realismo europeo

La foto di oggi, scattata sullo sfondo dei giardini di Castel Gandolfo, racconta più di una semplice udienza: mostra l’incontro tra la diplomazia della coscienza e una geopolitica che non può più ignorare la responsabilità di difendere la libertà anche con le armi.

L’Ucraina, devastata dalla guerra, è diventata il laboratorio della difesa europea e il banco di prova di un nuovo modello di solidarietà industriale. Ma resta anche, come ricordano le parole del Papa e di Mounier, un terreno di conversione delle coscienze, dove la pace non sarà solo un trattato da firmare, ma una cultura da ricostruire.

In questo equilibrio fragile, la voce della Chiesa si fa appello: “La pace – ha detto Leone XIV – non è un’utopia, ma una responsabilità concreta.” E in un’Europa che si riarma, la memoria di chi ha saputo distinguere tra pacifismo e giustizia rimane una bussola preziosa.

Immagine nel testo: Volodymyr Zelensky 2022 official portrait di Press Service of the President of Ukraine, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

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Politica

Pietro Giordano

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