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Consumismo sfrenato e rapporti umani

30 Settembre 2017

Il deterioramento dei rapporti umani, ormai, sta raggiungendo livelli mai visti prima.

Gli insulti sul web sono la normalità e le volgarità, le immagini cruente, le violenze sui mass media sono un qualcosa a cui ci si è assuefatti, anzi sono proprio queste nefandezze che attirano clic o fanno audience.

Ognuno di noi, spesso, vive il paradosso di una sorta di “guerriglia urbana” quando esce da casa con la macchina, con lo scooter o con la bici, sopratutto nelle grandi città.

Sul posto di lavoro ci si “spintona” o ci si “accoltella” per ingraziarsi il capo e/o per qualche scatto di carriera di pochi euro in più, arrivando ad essere corresponsabili attivi o silenziosi del mobbing inflitto al collega.

La violenza attraverso la costruzione di bugie, di fake news, di notizie false diffuse ad arte per distruggere il nemico – sia esso un collega di lavoro, un politico o un partito avversario – è qualcosa che ormai è “normale” per tantissimi; è purtroppo il tempo delle post-verità.

Gli allievi imbecilli di Goebbel hanno appreso bene la sua tremenda lezione: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Gli avversari sono diventati nemici da distruggere, il confronto è ormai una pratica sconosciuta, la distruzione – verbale e scritta – dell’interlocutore è la strada maestra, la mediocrità e la grande ignoranza di leader arroganti e inesperti impera e produce danni inimmaginabili.

Gli immigrati – al grido di “io non sono razzista, ma….” – sono da ributtare in mare, da ricacciare nei porcili di provenienza; sono solo dei negracci che non hanno diritto alla salute, perché la sanità la pagano gli italiani, non hanno diritto ad una casa popolare, perché le case sono state costruite con soldi degli italiani e avanti così fino alle “passeggiate” nei quartieri popolari di sbandati, senza arte e ne parte che, in nome di vecchie nefandezze del ventennio, cercano lo scontro fisico e cinque minuti di popolarità.

Si giunge così alla violenza sulle donne da parte di persone malate che si definiscono “maschi”, bulli che fanno violenza su amici e compagni di classe, stupratori e pedofili che violentano e abusano di minorenni, allo sfregio con l’acido e all’omicidio di ragazzine, di mogli, di compagne, di persone innocenti ed inermi, fino alle guerre minacciate o che a decine portano morte e sofferenza a militari, a civili e a bambini.

Consumismo sfrenato e rapporti umani

La violenza è rivolta contro tutto e contro tutti: contro le altre persone, contro la società, contro la politica e contro le istituzioni.

Violenza cavalcata ignobilmente dagli “spacciatori di odio e rancore” che sfruttano i bisogni individuali e collettivi dei nuovi e vecchi poveri e delle periferie del mondo e delle nostre città, ma che si guardano bene di darne soluzioni adeguate e efficaci.

Purtroppo, i valori della società odierna si sono profondamente modificati rispetto a quelli posseduti dai nostri padri.

Solidarietà, aiuto reciproco, sostegno familiare, sostegno sociale della comunità locale, rischiano di scomparire o di rimanere relegati in piccoli paesi della provincia italiana, dove ancora – a differenza di ciò che avviene nei nostri condomini – ci si saluta se ci si incontra per strada.

Siamo diventati schiavi delle cose e del consumismo sfrenato che ci spinge a “vivere in funzione degli acquisti”, dell’accumulo di tantissime cose che non sappiamo dove mettere e consideriamo “sottoclasse sociale” chi non è in grado di acquistare.

Anche le persone rischiano di essere trattate come cose, come prodotti, come merci che, se mi possono giovare li uso, se no, li devo distruggere perché potrebbero arrecarmi danno.

Il prossimo viene considerato sempre più come una minaccia alla mia libertà al mio agire; così la società viene equiparata al mercato e di conseguenza la legge fondamentale diventa la competitività che porta alla distruzione dell’altro, per poter competere e sopravvivere.

La stessa diversità, che un tempo era sinonimo di ricchezza e approfondimento personale, produce rifiuto e repressione.

Come ho già scritto il consumismo sfrenato ha effetti disastrosi sull’ambiente e Leonardo Boff descrive ciò perfettamente: con la stessa violenza e con gli stessi meccanismi socio-economici, politici e culturali con cui opprimiamo ed escludiamo i poveri, stiamo anche distruggendo la nostra madre Terra.

E’ necessaria una rivoluzione culturale che recuperi alcune “buone pratiche”, un tempo scontate, come ad esempio la formazione personale attraverso lo studio, la lettura e la cura della propria spiritualità. Si scoprirà così che il mito dell’individuo non è il vero criterio di felicità e di realizzazione personale e comunitaria.

Nuovi stili di vita sono indispensabili, basati sulla sobrietà che nulla ha a che vedere con il pauperismo medievale, ma che riesce a far riscoprire l’essenziale della vita, cioè le relazioni umane, facendo recuperare tanto tempo libero, perché ci affranca dall’accumulazione sfrenata di oggetti, e ci spinge anche al piacere del dono non finalizzato all’utilità personale.

Nuovi stili di vita che devono diventare nuovi comportamenti personali e familiari nel rispetto dell’ambiente, delle cose, delle persone e delle comunità locali e mondiale. Le famiglie devono ritornare ad essere centri di formazione e di resistenza che generano forme di vita alternative e creano le condizioni per un’azione virtuosa comunitaria e sociale, attraverso azioni collettive, coraggiose e profetiche.

“Perchè nessuna potere riesce a sopravvivere di fronte ad una massa che pensa e fa trionfare la coerenza sopra la codardia, l’impegno sopra il quieto vivere, l’equità sopra le piccole avidità”. (Francesco Gesualdi, Sobrietà)

Immagine di copertina: Hardaker's trolling strategies di Henna Paakki, Antti Salovaara and Heidi Vepsäläinen., CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Costume

Pietro Giordano

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