Il verde aiuta, il cemento peggiora tutto, ma il caldo torrido nasce prima di tutto da masse d’aria sempre più roventi dentro un clima che si è già riscaldato
Quando per giorni interi l’Italia sfiora o supera i 40 gradi, la spiegazione più immediata è diventata quasi automatica. È arrivato l’anticiclone africano, è vero, ma non basta.
L’anticiclone e la risalita di aria subtropicale spiegano perché in un certo momento arriva l’ondata di calore. Non spiegano però fino in fondo perché quelle stesse configurazioni atmosferiche producano oggi temperature così elevate, così persistenti e così diffuse. La prova più evidente è che il caldo torrido non riguarda soltanto le grandi città, le periferie asfaltate o i quartieri senza alberi, colpisce anche piccoli paesi, campagne e borghi circondati dal verde.
Questo significa che il cemento non è la causa dell’ondata di calore, la causa immediata è atmosferica. Una vasta massa d’aria molto calda può stazionare per giorni sopra il Mediterraneo e sull’Italia, portando temperature elevatissime tanto nelle città quanto nelle zone rurali.
Il verde può attenuare gli effetti. Un bosco, un parco, una strada alberata possono offrire ombra, abbassare la temperatura delle superfici e favorire l’evapotraspirazione. Una città completamente asfaltata accumula invece più calore durante il giorno e lo restituisce lentamente durante la notte, ma se sopra una regione ci sono 38 o 40 gradi, anche un paese immerso nei boschi resta dentro quella massa d’aria.
Il verde può fare la differenza tra una situazione difficile e una insopportabile. Non può trasformare da solo un’ondata di calore in una giornata fresca ed è proprio questa distinzione che permette di capire meglio ciò che sta accadendo. Le ondate di caldo sono sempre esistite, anche quaranta o cinquanta anni fa l’Italia conosceva estati molto calde, giornate sopra i 35 gradi e incursioni di aria africana, ciò che è cambiato è la temperatura di fondo.
Oggi una massa d’aria calda arriva e si muove dentro un sistema climatico che ha già accumulato più energia rispetto al passato. Il Mediterraneo è più caldo, le temperature medie sono aumentate e le ondate di calore hanno maggiore probabilità di raggiungere intensità elevate.

In altre parole, l’anticiclone africano non è nato con il cambiamento climatico. È cambiato però il terreno sul quale agisce. È come se la stessa macchina meteorologica funzionasse oggi in una stanza già riscaldata.
Per questo non è corretto attribuire tutto al cemento, alle città costruite male o alla mancanza di alberi. Questi elementi aggravano il problema, soprattutto nelle aree urbane, ma non lo generano.
L’isola di calore urbana può aumentare le temperature rispetto alle campagne circostanti, soprattutto nelle ore notturne, perché asfalto, edifici e superfici impermeabili accumulano calore e lo rilasciano lentamente, ma quando l’intera massa d’aria è molto calda, il problema supera i confini delle città. Lo si vede proprio nei piccoli centri.
Borghi collinari, aree agricole, paesi circondati da vegetazione possono vivere giornate torride quasi quanto le città. Talvolta riescono a raffreddarsi meglio durante la notte, soprattutto se sono ventilati o posti a una certa quota, ma non sono immuni dall’ondata di calore.
C’è poi il ruolo del Mediterraneo. Un mare molto caldo non è soltanto una conseguenza delle alte temperature. Diventa a sua volta una grande riserva di energia. Mantiene elevate le temperature delle zone costiere durante la notte e aumenta la quantità di vapore acqueo disponibile nell’atmosfera. Questo contribuisce anche a rendere il caldo più afoso e quindi più difficile da sopportare, il corpo umano, infatti, non reagisce soltanto alla temperatura misurata dal termometro. Quando aumenta l’umidità, il sudore evapora con maggiore difficoltà e il nostro organismo riesce meno efficacemente a disperdere calore. È uno dei motivi per cui 35 gradi molto umidi possono diventare più pesanti di temperature superiori in condizioni di aria secca.
Anche i terreni secchi contribuiscono al fenomeno. Quando il suolo contiene poca acqua, una quantità minore dell’energia solare viene utilizzata per l’evaporazione e una parte maggiore riscalda direttamente il terreno e l’aria sovrastante, si crea così un circuito nel quale siccità e caldo possono rafforzarsi reciprocamente.
Il problema delle nostre estati è quindi molto più complesso della contrapposizione tra città di cemento e campagne verdi.
Il verde resta fondamentale. Piantare alberi, depavimentare, creare zone d’ombra e rendere le città meno impermeabili sono interventi necessari, possono abbassare le temperature locali, ridurre l’esposizione diretta al sole e migliorare enormemente la vivibilità, però bisogna essere chiari, questi interventi servono soprattutto ad adattarci a un clima più caldo, ma non impediscono l’arrivo delle ondate di calore.
Per ridurre nel tempo la loro intensità occorre intervenire sulla causa strutturale, cioè sull’aumento della temperatura globale legato all’accumulo di gas serra nell’atmosfera, sono quindi necessarie due politiche contemporaneamente. La prima deve cercare di rallentare il riscaldamento globale, la seconda deve preparare città, paesi e territori a convivere con temperature che, almeno per i prossimi anni, continueranno probabilmente a essere più alte di quelle alle quali eravamo abituati.
Anche i borghi immersi nel verde devono quindi ripensare servizi, edifici e spazi pubblici. Non basta avere un bosco intorno al paese se gli anziani vivono in case che raggiungono temperature insostenibili, se non esistono luoghi pubblici refrigerati, se le piazze sono senza ombra o se i servizi sanitari non sono preparati alle ondate di calore prolungate.
La vera novità non è che in estate faccia caldo, è che il caldo intenso tende a durare più a lungo, raggiunge territori molto diversi tra loro e lascia sempre meno possibilità di recupero durante la notte. Per questo bisogna evitare spiegazioni troppo semplici. Non è soltanto colpa dell’anticiclone africano, non è soltanto colpa del cemento, non basta nemmeno dire che servono più alberi. Il problema è che l’intero sistema climatico nel quale viviamo si è riscaldato. Le città possono peggiorare il caldo, il verde può attenuarlo, ma quando sopra l’Italia arriva una massa d’aria rovente, dentro quel caldo finiscono tutti, le metropoli, le campagne e anche i borghi circondati dagli alberi.





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