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Due imperi, una stessa illusione: chiudersi al mondo per dominarlo

25 Maggio 2025

C’è una forma curiosa e pericolosa di imperialismo che unisce Russia e Stati Uniti: l’idea che per dominare il mondo si debba prima isolarsene.

Da un lato, l’autarchia russa, costruita per resistere alle sanzioni dopo l’invasione dell’Ucraina, legittima l’aggressività esterna con una chiusura economica interna che rasenta il controllo totale. Dall’altro, l’autarchia americana di Donald Trump – fatta di muri, dazi e slogan sovranisti – mira a “rendere di nuovo grande l’America” negandole il ruolo che ha avuto: quello di guida aperta del commercio globale.

Due potenze, due traiettorie, una stessa logica: concentrare il potere, ridurre la dipendenza, affermare la propria egemonia attraverso l’autosufficienza economica.

Ma questa strategia, oltre a non funzionare, genera instabilità, povertà e isolamento. E, alla lunga, indebolisce proprio chi pretendeva di rafforzarsi.

Nel caso russo, l’autarchia è la diretta conseguenza di un imperialismo classico: la conquista militare, la restaurazione del potere territoriale, il sogno zarista riciclato in chiave putiniana. Ma per reggere una guerra lunga, Mosca ha blindato la sua economia: produzione interna forzata, chiusura ai capitali stranieri, mercato nero tecnologico, nuove rotte energetiche verso la Cina.

Due imperi, una stessa illusione: chiudersi al mondo per dominarlo

È un’autarchia imposta dalla geopolitica, ma anche funzionale al controllo interno: meno scambi, meno pluralismo, meno libertà.

Negli Stati Uniti di Trump, l’autarchia è stata ideologica e difensiva. I dazi commerciali contro Cina, Europa e perfino Canada sono serviti a costruire un nemico esterno, giustificando la ritirata dagli accordi globali. Ma dietro il protezionismo si nascondeva un nuovo nazionalismo economico, che puntava a ridefinire il primato americano non più attraverso la cooperazione, ma con l’esclusione.

Anche qui, imperialismo e chiusura si sono tenuti per mano: America First significava America contro tutti.

In entrambi i casi, l’autarchia non ha prodotto rinascita, ma impoverimento e fragilità.

In Russia, la popolazione paga con l’inflazione, la scarsità di beni, la fuga dei cervelli. In America, i lavoratori e i consumatori hanno subito l’aumento dei prezzi, la perdita di competitività e le ritorsioni commerciali.

L’autarchia non protegge: isola. Non rafforza: intrappola.

È un’illusione di potere che nasconde la paura del confronto.

Il mondo contemporaneo – con tutte le sue ingiustizie e disuguaglianze – resta fondato su una verità ineludibile: nessuna nazione può vivere chiusa in sé stessa.

Non lo può la Russia, che senza tecnologia estera torna indietro di trent’anni.

Non lo può l’America, che senza scambi perde influenza, innovazione e centralità.

Il futuro si gioca non sull’autarchia, ma sulla capacità di costruire reti, alleanze, cooperazione giusta. Solo così le potenze potranno esercitare leadership senza cadere nell’arroganza imperiale.

In un mondo in fiamme, chi costruisce muri tradisce la propria missione. E chi si isola, semplicemente si spegne.

Immagine nel testo: Kremlin wall – Red Square di Юрий Д.К., CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

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Politica

Pietro Giordano

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