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Libertà: il bene più prezioso che trattiamo come scontato

25 Agosto 2025

Perché non basta essere liberi: bisogna anche saperlo riconoscere, viverlo e difenderlo.


In un mondo che corre veloce e cambia ogni giorno, la libertà resta uno dei pochi valori universali capaci di attraversare epoche, confini e ideologie. Eppure, proprio oggi, quando abbiamo più libertà di espressione, di movimento e di scelta che mai, rischiamo di dimenticare quanto essa sia fragile, preziosa e — soprattutto — non garantita.

Non serve tornare alle guerre per l’indipendenza o alle rivoluzioni contro i regimi per capire che la libertà è stata sempre una conquista. Basta guardare le notizie: la brutale invasione dell’Ucraina da parte della Russia è solo l’ultimo esempio di come, in certe parti del mondo, la libertà di un popolo possa essere annullata con la forza. E all’interno dello stesso regime russo, come anche in Cina, la stampa indipendente è sistematicamente repressa, i giornalisti perseguitati, le voci critiche messe a tacere.

Ma attenzione: il rischio non è confinato ai regimi autoritari. Anche nei Paesi democratici, la libertà può subire colpi sottili. Negli Stati Uniti, per esempio, crescono i segnali di preoccupazione: pressioni politiche sui media, restrizioni all’accesso all’informazione pubblica, polarizzazione estrema che trasforma la libertà di parola in arma ideologica.

La democrazia non è un vaccino permanente contro la perdita della libertà: è un equilibrio fragile che richiede vigilanza costante.

Essere liberi significa scegliere. Ma anche dissentire, esprimersi, sognare. Significa poter dire “no” senza paura, poter cercare la propria strada senza dover chiedere il permesso. È un diritto, sì, ma anche una responsabilità quotidiana. Perché la libertà non si conserva da sola: va vissuta attivamente, rispettata negli altri, alimentata attraverso la cultura, il dialogo, la partecipazione.

Libertà: il bene più prezioso che trattiamo come scontato

La filosofa tedesca Hannah Arendt ha dato una definizione di libertà tanto sorprendente quanto attuale: la libertà non è una condizione interiore, ma un’esperienza pubblica. Secondo lei, non siamo liberi quando possiamo fare ciò che vogliamo in privato, ma quando possiamo agire e parlare tra gli altri, in uno spazio politico condiviso. È nella partecipazione attiva alla vita collettiva che la libertà prende forma: nel confrontarsi, nel proporre, nel dissentire.

Per Arendt, la libertà è anche la capacità di cominciare qualcosa di nuovo. Ogni persona, nascendo, porta nel mondo la possibilità di iniziare — di rompere il ciclo del già detto, del già fatto. Ma questa libertà può sopravvivere solo se esiste uno spazio pubblico dove si possa agire senza paura. Quando quel luogo viene distrutto — come avviene nei regimi totalitari — la libertà muore con esso.

Questa visione ci ricorda che non basta avere diritti scritti sulla carta: serve anche un contesto che li renda vivi. Serve partecipazione, fiducia, pluralismo. Senza questi elementi, la libertà resta un’idea astratta.

Nel nostro tempo, c’è anche una forma nuova di prigionia: quella dell’omologazione. Social media, modelli di successo preconfezionati, algoritmi che decidono cosa ci piace e cosa no. La libertà diventa allora la capacità di pensare con la propria testa, di non seguire la corrente solo per paura di restare indietro.

Nessuno è davvero libero se chi gli sta accanto vive nell’oppressione.

Una società è libera solo se lo è per tutti. Questo significa battersi per i diritti degli altri tanto quanto per i propri. Garantire spazi di parola, di ascolto, di rappresentanza anche a chi è marginalizzato o dimenticato.

La libertà è il respiro della democrazia, il cuore pulsante della dignità umana. Non è un lusso, ma una necessità. Non è un punto d’arrivo, ma un impegno quotidiano. E come ci ricorda Hannah Arendt, non basta essere liberi nel cuore: bisogna esserlo tra le persone, nel mondo reale.


Ogni giorno abbiamo l’opportunità — e la responsabilità — di esercitare la nostra libertà.

Sta a noi decidere come usarla. Ma soprattutto, sta a noi difenderla, ovunque venga messa in pericolo — che sia a Kiev, a Mosca, a Pechino o a Washington.

Immagine nel testo: Journalists march in Delhi in defense of press freedom, 2018 di NewsClick, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

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Società

Pietro Giordano

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