Il grido dei pendolari e la richiesta di un confronto politico vero
Per i pendolari della Roma–Orte, quello di lunedì è stato solo l’ennesimo capitolo di una storia che sembra non voler cambiare mai. Ma stavolta il livello del disagio ha superato la soglia della sopportazione. Il caso del treno 4514 Roma–Foligno è diventato il simbolo di una giornata surreale: quasi arrivato a Orte, è stato inspiegabilmente riportato indietro fino a Tiburtina, accumulando oltre tre ore di ritardo e lasciando centinaia di persone stremate, disorientate, senza informazioni chiare. Un viaggio dell’assurdo, dentro un sistema ormai troppo fragile per essere definito “servizio pubblico”.
È in questo contesto che l’assessore ai trasporti dell’Umbria, Francesco De Rebotti, ha deciso di rompere gli indugi e chiedere un incontro diretto al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, all’amministratore delegato di RFI e a quello di Trenitalia. Una richiesta formale, inviata via Pec, che suona come un ultimatum politico: basta tamponare, basta minimizzare, è arrivato il momento di affrontare un problema strutturale.
Nella lettera inviata ai vertici del sistema ferroviario nazionale, De Rebotti non usa giri di parole: la situazione non è più sostenibile e non può essere liquidata come un effetto collaterale dei cantieri finanziati con il PNRR. La saturazione della direttissima Roma–Firenze, nota da anni, si è aggravata al punto da creare un evidente squilibrio tra i convogli ad Alta Velocità – sempre più numerosi e preferiti nella gestione dell’infrastruttura – e i treni regionali, costretti a rincorrere slot, precedenze, deviazioni e ritardi.

È il risultato di una politica dei trasporti che privilegia i servizi “a mercato” a scapito di quelli universali, cioè proprio quei treni che servono studenti, lavoratori, famiglie. I cittadini che ogni giorno garantiscono – letteralmente – la vitalità economica delle aree interne e delle città collegate alla Capitale.
La richiesta dell’assessore umbro non è solo un atto politico, è un invito alla corresponsabilità: all’incontro – dice De Rebotti – devono sedere anche i sindaci dei comuni più colpiti, quelli che vivono quotidianamente le ricadute di un servizio ferroviario inefficiente. Orte, Narni, Terni, la Teverina, i comuni della bassa Umbria e dell’alto Lazio: territori che ormai convivono con un pendolarismo esasperato, fatto di ritardi cronici, soppressioni improvvise, condizioni di viaggio spesso indegne.
Perché il trasporto ferroviario non è un dettaglio tecnico: è la colonna vertebrale dello sviluppo locale. Quando si spezza o si inceppa, a pagarne il prezzo non è solo il viaggiatore ma l’intero sistema territoriale – lavoro, scuola, servizi, qualità della vita, attrattività demografica.
La domanda di fondo è semplice: fino a quando si continuerà a gestire l’emergenza come se fosse la normalità? I cantieri del PNRR sono un elemento di complessità, certo, ma non possono diventare l’alibi permanente. La direttissima è satura da anni, la crescita dell’Alta Velocità era prevedibile, l’esigenza di proteggere i servizi regionali lo era ancora di più.
Il confronto chiesto dall’Umbria potrebbe essere un’occasione per un cambio di passo, per ridisegnare priorità, investimenti, orari, coordinamento tra Regioni e operatori. Ma solo a una condizione: che si parta dall’ascolto reale dei pendolari e dei territori, gli unici a non avere mai voce quando si decide come far muovere un Paese.
O si agisce ora, o la frattura tra “treni per chi può permetterseli” e “treni per chi non ha alternative” diventerà definitiva. La linea Roma–Orte è oggi il termometro di questa ingiustizia. Ed è un termometro che segna febbre alta.
Immagine di copertina: Orte railway station.03 di CAPTAIN RAJU, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Immagine nel testo: Alstom Coradia Stream InnoTrans2018-1 di Boevaya mashina, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons





Lascia un commento