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L’Unione che verrà: superare il vincolo dell’unanimità per costruire gli Stati Uniti d’Europa

11 Settembre 2025

Solo rompendo l’inerzia dell’unanimità e adottando il principio di maggioranza (qualificata nei casi più delicati), l’Unione Europea potrà davvero divenire una potenza politica, sociale e strategica globale.

Nel cuore delle istituzioni europee vive un paradosso antico quanto l’Unione stessa: l’obbligo dell’unanimità su molte delle decisioni più cruciali. Un principio che, se un tempo aveva una sua legittimità in nome del rispetto delle sovranità nazionali, oggi si è trasformato in un cappio istituzionale che soffoca ogni ambizione di crescita e coesione politica. Basti pensare ai veti ungheresi su sanzioni internazionali, ai ritardi nei processi di allargamento o all’impossibilità di una politica migratoria comune.

L’Europa, nel momento in cui più avrebbe bisogno di decisioni rapide, solidali e condivise, si trova costretta a trattare con il ricatto del singolo Stato, spesso ostaggio di interessi interni o pressioni geopolitiche esterne. La realtà è che, con il vincolo dell’unanimità, l’Unione rimane un gigante economico con piedi di argilla politica.

L’Unione Europea ha già fatto un primo timido passo in questa direzione. Con il Trattato di Lisbona, alcune materie sono passate al voto a maggioranza qualificata nel Consiglio. Ma sono ancora troppe – sicurezza, politica estera, tassazione – le aree strategiche soggette al veto di un singolo Stato. È arrivato il tempo di estendere il principio di maggioranza qualificata anche alle grandi decisioni di indirizzo geopolitico, climatico e fiscale. Non per diminuire la democrazia, ma per salvarla. Non per zittire le differenze, ma per integrarle in una dinamica che non si fermi al primo ostacolo.

L’Unione che verrà: superare il vincolo dell’unanimità per costruire gli Stati Uniti d’Europa

Una maggioranza qualificata, che contempli soglie alte e bilanciate (come il 65% della popolazione rappresentata e il 55% degli Stati membri), è la via per garantire insieme efficacia, rappresentanza e legittimità. Non si tratta di creare una dittatura della maggioranza, ma di uscire dal ricatto della minoranza.

Superare l’unanimità è anche un atto di fiducia. Fiducia in un’idea più profonda di Europa, non più come mera alleanza intergovernativa ma come soggetto politico e comunitario. È il passo necessario verso una Federazione di Stati o, come qualcuno osa già dire, verso i futuri Stati Uniti d’Europa. Un’entità che sappia parlare con una voce sola nel mondo, avere una difesa comune, una politica estera coerente, una strategia fiscale e ambientale condivisa, una visione sociale ed economica non ostaggio di frammentazioni nazionalistiche.

Questa trasformazione, tuttavia, non può essere imposta. Va costruita con consenso politico e culturale, ma anche con il coraggio di rompere i tabù.

L’unanimità è uno di questi. E come ogni mito, va decostruito. Lo fecero i padri fondatori quando scelsero il metodo comunitario contro il semplice coordinamento interstatale. Tocca oggi ai nuovi leader europei raccogliere quella lezione e portarla a compimento.

Mentre il mondo si polarizza tra grandi potenze – Stati Uniti, Cina, India – e nuove alleanze regionali, l’Europa rischia di diventare un continente irrilevante, spettatore anziché attore. Solo una governance efficace e capace di decidere potrà preservare l’autonomia strategica dell’UE, la sua forza economica, il suo modello sociale e democratico.

Non si tratta solo di riformare una regola procedurale: è una questione esistenziale. O l’Europa sceglie la strada del coraggio istituzionale e della coesione politica, oppure sarà destinata a essere disgregata dalle sue stesse esitazioni. Superare l’unanimità non è dunque un dettaglio tecnico: è il primo passo verso un nuovo patto di cittadinanza europea.

L’Europa ha davanti a sé un bivio. Continuare a fingere che l’unanimità sia garanzia di equità, o riconoscere che è divenuta un freno. Accettare la paralisi o costruire un’Unione capace di agire. Il tempo della scelta è ora. E con esso, il sogno degli Stati Uniti d’Europa può finalmente smettere di essere un’utopia.

Immagine nel testo: European Parliament Strasbourg Hemicycle – Diliff di Diliff, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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UE

Pietro Giordano

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