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Antisemitismo, DDL Delrio e la sinistra che dimentica ciò che ha votato

20 Luglio 2026

La sinistra si divide sulla definizione IHRA che essa stessa aveva sostenuto: tra amnesie politiche, riflessi ideologici e il rischio di non vedere l’antisemitismo che avanza sotto nuove forme.

L’antisemitismo non è un concetto astratto, né un termine da dibattito accademico. L’IHRA – l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto – lo definisce così: “una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. È una definizione chiara, operativa, elaborata per aiutare gli Stati democratici a riconoscere le forme moderne dell’odio più antico d’Europa.

Ed è la stessa definizione alla base del contestato DDL Delrio, che vorrebbe inserirla nel nostro ordinamento per fornire un criterio univoco alle autorità e alla società civile. Una scelta che non nasce oggi, né dal governo attuale: nel 2020 il Consiglio dei ministri del governo Conte II – PD e M5S – approvò una delibera che recepiva formalmente la definizione IHRA, salutata allora come un passo avanti nella lotta all’odio. Non un dettaglio: una prova di continuità istituzionale.

Eppure, improvvisamente, una parte della sinistra si scopre allergica a quella stessa definizione che aveva sostenuto. Non la sinistra nel suo complesso, ma l’area più identitaria, più militante, più legata a una lettura del conflitto israelo-palestinese che spesso si sovrappone, inconsapevolmente, a narrazioni che sfiorano l’ostilità verso gli ebrei come collettività.

Arturo Scotto, deputato PD, ne è un esempio emblematico. In un’intervista all’HuffPost, afferma: “Contesto il riferimento alla definizione IHRA. Se applicata alla lettera, trasformerebbe posizioni politiche discutibili in posizioni da vietare come fossero reati. Produrrà arretramento del dibattito, estremismi, clima esasperato”. Una posizione che sembra di buonsenso, se non fosse che trascura due fatti fondamentali.

Antisemitismo, DDL Delrio e la sinistra che dimentica ciò che ha votato

Primo: la definizione IHRA non criminalizza nulla. Non crea nuovi reati. Non impedisce critiche durissime al governo Netanyahu, all’occupazione o alla politica israeliana. Serve unicamente come parametro interpretativo per distinguere la critica politica legittima dall’odio etnico travestito da opinione.

Secondo: la stessa definizione IHRA è stata approvata nel 2017 dal Parlamento Europeo, con una risoluzione sulla lotta all’antisemitismo. A larga maggioranza. E cosa fece allora la delegazione del Partito Democratico? Votò a favore, insieme al gruppo S&D. Tra i sì, un nome che oggi conta più di altri: Elly Schlein.

La stessa Elly Schlein che ora guida un partito in cui molti, attorno a lei, contestano ciò che lei stessa contribuì a votare. Un cortocircuito politico e culturale che dice molto del clima identitario che si respira in questa fase, dove una parte della sinistra rischia di confondere il doveroso sostegno ai diritti dei palestinesi con l’indulgenza verso un anti-israelismo che scivola, sempre più spesso, in forme rinnovate di antisemitismo.

L’ottusità di questa posizione sta in una rimozione evidente: non c’è nulla, nella definizione IHRA, che limiti il dibattito democratico. Semmai lo protegge. Perché distingue tra la critica a un governo e la negazione del diritto all’esistenza di un popolo; tra il dissenso politico e la riproposizione di stereotipi millenari; tra il giudizio sulle scelte di Netanyahu e l’accusa collettiva agli ebrei, ovunque essi vivano.

Rifiutare lo strumento che aiuta a riconoscere l’odio significa, di fatto, lasciare che quell’odio si muova indisturbato nelle zone grigie. Ed è paradossale – quasi tragico – che proprio la sinistra, storicamente impegnata nella difesa delle minoranze, oggi esiti a sostenere il più elementare strumento di tutela contro l’antisemitismo.

In un tempo in cui le sinagoghe devono essere presidiate, gli studenti ebrei insultati, le comunità vigili, non è accettabile che il dibattito politico si areni su riflessi ideologici. La definizione IHRA non è un cavallo di Troia, ma una bussola. E una democrazia matura dovrebbe riconoscerla come tale.

Chi oggi critica ciò che ieri ha votato dovrebbe avere almeno l’onestà di spiegare cosa è cambiato: la definizione IHRA o la loro capacità di guardare in faccia il fenomeno dell’antisemitismo contemporaneo. Perché una cosa è certa: l’antisemitismo cambia pelle, ma non scompare. E chi, per paura o ideologia, rende più difficile identificarlo, finisce per esserne – consapevolmente o no – complice.

Immagine di copertina: Graziano Delrio – Bologna, Italy – 31 Aug. 2014 di Francesco Pierantoni, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Immagine nel testo: Berlin holocaust memorial 2014-1 di Photograph by Mike Peel (www.mikepeel.net)., CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Politica

Pietro Giordano

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