• Home
  • Temi
    • Società
    • Economia
    • Politica
    • Consumerismo
    • Lavoro
    • Sindacato
    • Costume
    • Cultura
    • Chiesa
      • Concilio Vaticano II
      • Spiritualità
      • Teologia
      • Comunità
      • Attualità
    • Aforismi
    • Poesia
    • UE
  • Pensieri e Parole
  • Podcast
  • Stampa e TV
  • L’autore
  • Contatti
  • Ultimi episodi

    • Una fede che non spiega tutto12 Luglio 2026 · 21:35
    • Chi si prende cura di chi cura28 Giugno 2026 · 25:10
    • Il rumore e la parola14 Giugno 2026 · 18:42
  • Seguimi su

  • Home
  • Temi
    • Colonna 1
      • Società
      • Economia
      • Politica
      • Consumerismo
    • Colonna 2
      • Lavoro
      • Sindacato
      • Costume
      • Cultura
    • Chiesa
      • Concilio Vaticano II
      • Spiritualità
      • Teologia
      • Comunità
      • Attualità
    • Colonna 4
      • Aforismi
      • Poesia
      • UE
  • Pensieri e Parole
  • Podcast
  • Stampa e TV
  • L’autore
  • Contatti

L’antisemitismo travestito da militanza

24 Novembre 2025

Quando la rabbia per la guerra diventa un alibi per colpire gli ebrei, mentre Hamas scompare dalle analisi e dalla condanna pubblica

C’è un antisemitismo che ritorna sotto nuove forme, ma con la stessa radice avvelenata di sempre. La guerra in Medio Oriente ha liberato pulsioni che covavano sotto la superficie e che oggi trovano nella protesta politica un pretesto per colpire gli ebrei in quanto tali. È un odio che si maschera da impegno civile, da difesa dei diritti, da militanza per la pace. Ma, spogliato dei suoi slogan, resta quello che è: una persecuzione identitaria, irrazionale e antica.

Uno dei tratti più gravi di questa deriva è l’incapacità – o la scelta calcolata – di confondere il popolo ebraico con Benjamin Netanyahu. Si critica il premier israeliano, legittimamente, per le scelte militari, per la gestione del conflitto, per la sua politica interna; ma troppe volte chi lo fa dimentica di condannare con la stessa forza Hamas, un’organizzazione terroristica che ha compiuto massacri, sequestri, violenze deliberate contro civili, e che continua a usare i palestinesi come scudi umani. È impressionante notare come, nelle piazze e nei commenti più accesi, le responsabilità di Hamas scompaiano o vengano relativizzate, mentre ogni colpa viene attribuita indistintamente “agli ebrei”. È una rimozione selettiva e pericolosa, che trasforma l’analisi politica in propaganda.

In questo slittamento, gli ebrei vengono trattati come se fossero tutti responsabili delle scelte di un governo, come se un padre che accompagna i figli a scuola, un giovane che entra in biblioteca o un’anziana che fa la spesa avessero qualcosa a che vedere con una strategia militare. Così le sinagoghe devono essere sorvegliate, le scuole ebraiche chiudono per precauzione, le famiglie si muovono impaurite nei propri quartieri. È l’effetto di una generalizzazione violenta che non riguarda la politica, ma l’identità.

Gli slogan che risuonano in molte manifestazioni mostrano con chiarezza quanto questa confusione sia voluta. Quando si grida che “gli ebrei pagheranno” o che “gli ebrei sono complici”, non si sta criticando Netanyahu, ma si sta colpendo una cultura, una religione, una comunità. È un salto indietro nella storia, verso una logica di colpa collettiva che dovrebbe essere considerata inaccettabile in qualsiasi contesto democratico. Il paradosso è che proprio chi dichiara di voler difendere i diritti umani non riconosce il diritto degli ebrei a non essere trattati come bersagli.

L’antisemitismo travestito da militanza

Nel frattempo, la realtà dei fatti è drammatica: stelle di David disegnate sulle porte come negli anni più bui del Novecento; sinagoghe attaccate o circondate; studenti ebrei costretti ad essere scortati per entrare nelle università; negozi boicottati solo per l’identità dei proprietari; aggressioni sui mezzi pubblici; minacce sui social; scuole chiuse per rischio attentati. Tutto questo mentre online si diffondono teorie complottiste che ripropongono miti antisemiti secolari, rivestiti di linguaggio contemporaneo. Non è critica legittima alla politica israeliana: è odio verso gli ebrei.

Questa ondata di antisemitismo trova terreno fertile anche nelle ambiguità politiche. Una parte della sinistra tace per imbarazzo ideologico quando dovrebbe difendere apertamente gli ebrei, per paura di essere accusata di “filosionismo”. Una parte della destra, invece, usa l’antisemitismo come arma contro gli avversari ma tollera nei propri ambienti narrative complottiste e gruppi che diffondono storie tossiche sugli ebrei. In mezzo, i cittadini ebrei, che diventano oggetti di ostilità senza alcuna responsabilità.

Eppure il nodo centrale è chiaro: chi sostiene di difendere i palestinesi ma colpisce gli ebrei, chi denuncia Netanyahu ma tace su Hamas, chi invoca diritti umani ma accetta la logica della colpa etnica non sta difendendo nessuno. Sta solo alimentando un odio che non porta alla pace, non aiuta i civili di Gaza, non indebolisce i terroristi e non costruisce soluzioni. Al contrario, rafforza le posizioni più estreme, irrigidisce i fronti e rende più difficile ogni negoziato futuro.

Per questo serve una chiarezza morale che finora è mancata. Le istituzioni devono proteggere senza ambiguità le comunità ebraiche. Le scuole devono tornare a insegnare che la Shoah non è una memoria lontana, ma una bussola per interpretare il presente. I media devono smettere di giustificare gli attacchi antisemiti come “eccessi di contestazione”. E chi protesta deve assumersi la responsabilità di distinguere: denunciare Netanyahu non significa colpire gli ebrei, così come difendere i palestinesi non significa giustificare Hamas.

Si può e si deve criticare Netanyahu. Si può e si deve denunciare ogni violazione dei diritti umani. Ma c’è una linea che non può essere superata: nessun ebreo può essere considerato responsabile delle scelte del governo israeliano.

Al di là di quella linea non c’è solidarietà verso la Palestina, non c’è giustizia, non c’è pace.
C’è solo il ritorno dell’antisemitismo.

E noi abbiamo il dovere morale di impedirlo.

Immagine nel testo: Berlin, Stolpersteine — 2013 — 4504 di Dietmar Rabich, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

antisemitismoebreihamasmedio orientenetanyahusinagoghe
Condividi

Società

Pietro Giordano

Potrebbe interessarti anche

Antisemitismo, DDL Delrio e la sinistra che dimentica ciò che ha votato
20 Luglio 2026
Il PD e l’antisemitismo: quando la sinistra smarrisce la sua ragione democratica
20 Luglio 2026
La sinistra massimalista irrilevante davanti alla storia: quando i fatti superano le parole
10 Ottobre 2025

Lascia un commento


Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Ultimi episodi

    • Una fede che non spiega tutto12 Luglio 2026 · 21:35
    • Chi si prende cura di chi cura28 Giugno 2026 · 25:10
    • Il rumore e la parola14 Giugno 2026 · 18:42
  • Seguimi su

  • Iscriviti alla newsletter

    Controlla la posta (anche lo spam) per confermare l'iscrizione.

  • Tag

    alcide de gasperi amore annalisa di bella antisemitismo avvenire cattolicesimo democratico cgil cisl concilio vaticano ii democrazia dietrich bonhoeffer donald trump elly schlein fake news fede femminicidio gaza giorgia meloni giovani hamas immigrazione leadership leone xiv libertà movimento 5 stelle nato pace pacifismo papa francesco partito democratico poesia poesia romanesca populismo post-verità povertà preghiera razzismo riformismo sinodalità social network solitudine tuscia ucraina unione europea viterbo


  • Iscriviti alla newsletter

    Controlla la posta (anche lo spam) per confermare l'iscrizione.

  • Articoli recenti

    • La cura vale zero, finché non manca
      10 Ottobre 2026
    • La coscienza non si consegna a nessuno
      5 Ottobre 2026
    • Francesco ci piace, finché non ci chiede di cambiare
      2 Ottobre 2026
  • Articoli più letti

    • Giù le mani da San Paolo, il Vangelo non è propaganda da camerati
      20 Agosto 2026
    • Quando l’Europa dimentica perché è nata
      8 Agosto 2026
    • Adulti per il carcere, bambini per i social
      1 Agosto 2026

© Copyright - Pietro Giordano · Privacy Policy · Cookie Policy

Gestione del consenso

Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni sul dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o gli ID unici su questo sito.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per lo scopo legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico espressamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o per il solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
La memorizzazione o l'accesso tecnici utilizzati esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza una citazione, la conformità volontaria da parte del fornitore di servizi Internet, o record aggiuntivi da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate solo per questo scopo di solito non possono essere utilizzate per identificarvi.
Marketing
L'archiviazione o l'accesso tecnico sono necessari per i contenuti incorporati di terze parti (ad esempio i video di YouTube), che possono creare profili utente o tracciare la navigazione su più siti per finalità pubblicitarie e di marketing.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Vedi preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}