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Il PD e l’antisemitismo: quando la sinistra smarrisce la sua ragione democratica

20 Luglio 2026

Il ddl Delrio smaschera la crisi del PD: paure identitarie, scomuniche interne e un imbarazzante silenzio sull’antisemitismo che la sinistra storica avrebbe combattuto senza esitazioni.

C’è un punto oltre il quale non si può più parlare di “malinteso”, “incomprensione” o “dibattito interno”. Sul ddl Delrio contro l’antisemitismo, il Partito Democratico quel punto lo ha superato. E da giorni sembra impegnato in una sola operazione: autosabotarsi, scegliendo di trasformare un testo di civiltà giuridica in un caso politico grottesco, che rivela un cedimento culturale molto più profondo.

Il disegno di legge Delrio non è un azzardo, né un’interpretazione di parte: recepisce nel nostro ordinamento la definizione di antisemitismo dell’IHRA — la stessa approvata nel 2016 da tutte le principali democrazie e adottata in Italia dal governo Conte II, con il PD al governo.

Eppure oggi, improvvisamente, questa definizione è diventata “problematico oggetto di discussione”.
Non perché sia sbagliata, ma perché nel PD non si può più parlare di Israele senza paura di essere scomunicati.

Invece di discutere il testo, il gruppo dirigente ha preferito la fuga: definire l’iniziativa “personale”, ritrattare firme, inventarsi rischi inesistenti. Un atteggiamento che non è prudenza: è paura politica.

Il clima è talmente avvelenato che per colpire i riformisti ora si usano categorie prese in prestito dal vocabolario della propaganda: “trumpiani”, “censori”, “autoritaristi”.
Una caricatura, certo. Ma una caricatura che rivela qualcosa:
nel PD l’antisionismo è diventato il nuovo test di purezza interna, l’indicatore per distinguere i buoni dai cattivi, gli “allineati” dagli “eretici”.

Gli stessi meccanismi che negli anni Trenta portarono i comunisti a bollare i socialisti come “socialfascisti”.
Stessa logica: chi non si adegua alla linea ideologica è un traditore.

È successo con la proposta Delrio. È successo con la visita di Fassino alla Knesset, subito definita “a titolo personale” come se dire che Israele è una democrazia fosse un atto sovversivo.

Il PD e l’antisemitismo: quando la sinistra smarrisce la sua ragione democratica

Emanuele Fiano, che conosce l’antisemitismo non per studi teorici ma per storia familiare e per esperienza diretta, è stato chiarissimo: molte critiche sono «frutto di ignoranza», e il testo non limita affatto la libertà di critica verso Israele. L’IHRA non è un cappio: è un argine all’odio.

Sandra Zampa è andata ancora oltre, denunciando ciò che nessuno nel PD ha il coraggio di dire:
qui non c’è un dibattito legislativo, c’è un cedimento culturale.
La sinistra che non distingue Israele da Netanyahu è una sinistra che ha smarrito la bussola; una sinistra che teme il confronto con la complessità; una sinistra che arretra davanti alle frange più radicalizzate, sperando che il silenzio coincida con il consenso.

Non è politica: è codardia istituzionalizzata.

Ogni volta che si accusa il ddl di “vietare la critica a Israele”, si compie una manipolazione:
si attribuisce al testo ciò che non dice e si legittima ciò che molti fanno da mesi, cioè confondere deliberatamente il dissenso politico con l’odio identitario.

La verità è semplice: il PD non vuole disturbare il nuovo fronte identitario che confonde Gaza con la teologia politica e il progressismo con l’antisionismo viscerale.

Un partito che non ha il coraggio di affermare che l’antisemitismo è un problema serio — come indica anche la CEI — perde la capacità di essere adulto e democratico. Diventa un megafono della radicalità altrui.

L’impressione, sempre più netta, è che il PD stia scivolando verso posizioni “alla Mélenchon”:
critiche a Israele sì, ma con un sottofondo costante di delegittimazione dello Stato ebraico in quanto tale.

Il tutto senza dire chiaramente cosa si pensa, senza assumersi responsabilità, senza una linea politica leggibile.

Non è radicalità: è ambiguità.

Non è coraggio: è subalternità.

Il ddl Delrio non è solo un testo normativo: è una cartina di tornasole che rivela lo stato di salute della sinistra italiana.

Chi lo avversa dimostra:

scarsa conoscenza del tema,

paura del dissenso interno,

subalternità a minoranze radicalizzate,

perdita del legame storico con la tradizione socialdemocratica che ha combattuto l’antisemitismo da sempre,

incapacità di distinguere popolo e governo, identità e politica.

Sostenere quel ddl non significa dare un assegno in bianco a Netanyahu.

Significa difendere la democrazia italiana da un virus antico.

Significa riaffermare il diritto alla complessità.

Significa impedire che l’antisemitismo, mascherato da antisionismo, rialzi la testa.

Il PD, invece, sembra aver scelto la strada opposta: quella della paura, delle scomuniche, dell’identitarismo rovesciato.

E una sinistra che ha paura delle parole — e della storia — non è più una sinistra: è solo un’eco confusa del proprio passato.

Immagine di copertina: Graziano Delrio – Bologna, Italy – 31 Aug. 2014 di Francesco Pierantoni, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

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Politica

Pietro Giordano

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