Il convegno “In libertà” agita Forza Italia: tra i segnali dei Berlusconi, il nervosismo di Tajani e l’ascesa silenziosa di Occhiuto, il partito sembra cercare — finalmente — un nuovo baricentro liberale.
C’è un movimento sotterraneo, un fremito appena percepibile ma sempre più evidente, che attraversa Forza Italia. Un fenomeno che nessuno vuole chiamare “corrente”, ma che somiglia tremendamente a ciò che in politica accade quando un partito sente il bisogno fisiologico di aria nuova. Il nome che aleggia su questo fermento è quello di Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, volto pragmatico e comunicativo, oggi indicato – dai più attenti osservatori – come la figura più in ascesa nel perimetro azzurro.
L’occasione è l’evento “In libertà. Pensieri liberali per l’Italia”, promosso da Andrea Ruggieri. Non una congiura, assicurano tutti. Non un regolamento di conti. Ma neanche un innocuo simposio culturale. Perché quando si mettono intorno allo stesso tavolo Occhiuto, l’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola, l’ad di Ryanair Eddy Wilson, manager di Uber e protagonisti dell’industria italiana, il messaggio è chiaro: esiste uno spazio liberale che Forza Italia non sta occupando fino in fondo.
Ruggieri, che nega dietrologie e manovre, lo dice apertamente: “Non organizzo correnti. Voglio parlare di come rendere la politica più liberale”. E ringrazia persino Giorgia Meloni, che a suo giudizio “è molto più liberale di come viene descritta e rappresenta un argine al caos della sinistra, dei comunisti, tutto tasse e divieti”. Un complimento che suona come un avvertimento ai suoi: se non ci pensiamo noi, il liberalismo se lo prende la premier.
Il punto, però, è che da settimane – soprattutto da Milano – arrivano segnali chiari, quasi didascalici. Marina e Pier Silvio Berlusconi non attaccano Tajani, ma scandiscono un’idea: FI deve aprirsi, rinnovarsi, cambiare pelle. Non basta la gratitudine. Non bastano le liturgie del passato. Servono volti nuovi, una visione più moderna, un baricentro che non sia esclusivamente romano-parlamentare.

Occhiuto, in questo quadro, appare come l’uomo giusto al momento giusto. Competente, presente nei territori, moderato ma non timido. E soprattutto: non percepito come un clone del Cavaliere. Tajani, intervistato da Fedez, ribadisce: “Io non sono Berlusconi 2. Non esistono fotocopie del Cav.”. Messaggio chiaro, ma anche fragile. Perché la domanda, dentro FI, non è chi assomiglia al Cavaliere, ma chi può portare il partito oltre l’era Berlusconi senza dissolverlo.
Ecco perché nelle ultime ore ricompaiono dossier su capigruppo, possibili avvicendamenti, richieste della famiglia di “volti nuovi”, sospetti di una linea troppo difensiva da parte di Tajani. La percezione è che il partito pesante annunciato dai mesi scorsi rischi di essere un involucro più chiuso che inclusivo.
Nessuno, neppure Ruggieri, sostiene che domani nascerà la corrente “Forza Occhiuto”. Ma è evidente che la sua presenza orienta l’iniziativa in una direzione precisa: una Forza Italia che torna a parlare di libertà economica, tecnologia, industria, sicurezza, diritti civili senza complessi. Una FI che ritrova una grammatica liberale moderna, non nostalgica.
Il passaggio sull’intelligenza artificiale è illuminante: “Tra dieci anni i flussi turistici li deciderà la tecnologia e noi non ce ne stiamo occupando”. È il sintomo di un partito che rischia di vivere nel presente mentre il mondo corre verso il futuro. Ed è qui che Occhiuto, con la sua immagine di amministratore efficiente, diventa un punto di riferimento naturale.
Domani Tajani sarà a Milano, impegnato nella Conferenza degli ambasciatori. I parlamentari azzurri, invece, molti di loro, saranno al convegno romano. Non una sfida, certo. Ma neanche un caso. È il segnale plastico di un bivio: Forza Italia resta un partito di gestione o torna a essere un partito di proposta?
I figli del Cavaliere non impongono, come dice Tajani. Ma orientano. E quando l’orientamento coincide con il desiderio di volti nuovi, visioni nuove, leadership più larga, è inevitabile che ogni gesto venga letto come un indizio.
Forse non nascerà una corrente Occhiuto. Forse non ci sarà una sfida frontale. Ma qualcosa si sta muovendo, e chi frequenta i corridoi del Transatlantico lo percepisce con chiarezza: Forza Italia sta cambiando, con o senza il permesso del suo segretario.
E allora la domanda finale è semplice, quasi inevitabile:
Occhiuto è solo un ospite?
O è già, senza che nessuno lo ammetta, il volto del nuovo ciclo azzurro?
Immagine di copertina: Roberto Occhiuto, 2025.05.14 (02) di European Union, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Immagine nel testo: Antonio Tajani (2017) di EU2017EE Estonian Presidency, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons





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