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Il cattolicesimo democratico smarrito tra pacifismo e ambiguità

3 Ottobre 2025

Dal pacifismo sterile alle piazze ambigue: così il cattolicesimo democratico rischia di perdere la sua voce storica


Il cattolicesimo democratico, quello che un tempo sapeva indicare una bussola al Paese, oggi appare smarrito. Un tempo era la cultura politica che, pur non identificandosi mai in un partito unico, sapeva offrire visione e coraggio: dalla difesa della democrazia alla ricostruzione del dopoguerra, dall’europeismo alla mediazione sociale. Oggi invece sembra ridotto a eco indistinta di slogan presi in prestito dalle piazze, incapace di distinguere la pace vera dalle scorciatoie ideologiche.

Da un lato troviamo il pacifismo sempreverde dell’Azione Cattolica: parole generose, richiami al “cessate il fuoco”, inviti alla fratellanza universale. Tutto giusto, sulla carta. Ma guai a chiedere una presa di posizione chiara sulle responsabilità di Hamas, sulle stragi deliberate, sul terrorismo eretto a sistema. Qui scatta il silenzio o la formula diplomatica che non dice nulla. È un pacifismo che consola le coscienze ma non aiuta la verità.

Dall’altro lato ci sono le manifestazioni propalestinesi che attraversano università e piazze, spesso applaudite da settori della sinistra. Momenti che nascono da una domanda legittima di giustizia, ma che sempre più spesso scivolano in un antisemitismo malcelato. Slogan che non distinguono tra popolo palestinese e Hamas, che dimenticano la sicurezza di Israele e che banalizzano la memoria della Shoah. Il cattolicesimo democratico, che un tempo avrebbe levato la voce per mettere ordine e misura, oggi balbetta.

In mezzo si muove il sindacato. La CGIL, con il suo sciopero generale, ha scelto la via del “tutto dentro”: la rivendicazione salariale accanto agli slogan internazionali, la difesa dei lavoratori mescolata al conflitto in Medio Oriente. Una confusione che finisce per non aiutare nessuno: né i lavoratori italiani, né la causa della pace. Ben diversa la posizione della CISL, che ha detto no all’adesione: rivendicare diritti sì, ma senza confondere il sindacato con un partito politico né farsi trascinare nelle piazze radicali. Una lezione di realismo che riporta al centro la concretezza, non l’ideologia.

Il cattolicesimo democratico smarrito tra pacifismo e ambiguità

La politica, intanto, non sta a guardare. Il centrodestra, pur con tutti i suoi limiti, ha avuto almeno il merito di dire una cosa chiara: l’antisemitismo che serpeggia in certe piazze della sinistra è intollerabile. Una posizione netta che stride con i balbettii del campo progressista, pronto a giustificare tutto in nome della “causa palestinese” ma incapace di pronunciare la parola terrorismo quando si tratta di Hamas. Una debolezza che rischia di trasformarsi in complicità morale.

Sul piano internazionale, c’è chi prova a muovere passi concreti. Tony Blair, con il sostegno di diversi governi occidentali, ha avanzato un progetto di pace che tiene insieme due verità che nessuno dovrebbe più ignorare: Israele ha diritto alla sicurezza, i palestinesi hanno diritto a uno Stato. È un approccio pragmatico, che non cede agli estremismi e che parla la lingua della politica, non quella dei cortei o dei comunicati di rito. È questa la strada che il cattolicesimo democratico dovrebbe sostenere, se vuole davvero tornare a contare qualcosa nello scenario nazionale e internazionale.

Invece il quadro attuale racconta di una tradizione politica e culturale che si è persa.

Oggi il cattolicesimo democratico appare diviso, ambiguo, incapace di alzare la voce quando servirebbe. Troppo spesso confonde pacifismo con neutralità, solidarietà con giustificazionismo, diritti con ideologia. Eppure la storia insegna: o si sceglie la via della chiarezza, o si finisce irrilevanti.

Il rischio è evidente: la voce cattolica, un tempo decisiva per costruire ponti, per tenere insieme giustizia sociale, diritti umani e pace, rischia di diventare un brusio indistinto. Una presenza che non incide più, persa tra cortei, striscioni e dichiarazioni di principio. Così lo spazio che i cattolici democratici non occupano verrà riempito da altri: da chi ha il coraggio di prendere posizione senza nascondersi dietro ambiguità.

La scelta è tutta qui: continuare a inseguire un pacifismo sterile, fatto di formule vuote e di piazze ambigue, oppure tornare a quella chiarezza che ha reso il cattolicesimo democratico una forza storica e determinante. Senza questa svolta, la sua voce rischia di spegnersi del tutto.

Immagine nel testo: Manifestazione studentesca pro Palestina di Marica Massaro, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Chiesa

Pietro Giordano

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