• Home
  • Temi
    • Società
    • Economia
    • Politica
    • Consumerismo
    • Lavoro
    • Sindacato
    • Costume
    • Cultura
    • Chiesa
      • Concilio Vaticano II
      • Spiritualità
      • Teologia
      • Comunità
      • Attualità
    • Aforismi
    • Poesia
    • UE
  • Pensieri e Parole
  • Podcast
  • Stampa e TV
  • L’autore
  • Contatti
  • Ultimi episodi

    • Una fede che non spiega tutto12 Luglio 2026 · 21:35
    • Chi si prende cura di chi cura28 Giugno 2026 · 25:10
    • Il rumore e la parola14 Giugno 2026 · 18:42
  • Seguimi su

  • Home
  • Temi
    • Colonna 1
      • Società
      • Economia
      • Politica
      • Consumerismo
    • Colonna 2
      • Lavoro
      • Sindacato
      • Costume
      • Cultura
    • Chiesa
      • Concilio Vaticano II
      • Spiritualità
      • Teologia
      • Comunità
      • Attualità
    • Colonna 4
      • Aforismi
      • Poesia
      • UE
  • Pensieri e Parole
  • Podcast
  • Stampa e TV
  • L’autore
  • Contatti

Una sinistra contro sé stessa

9 Giugno 2025

Il flop del voto non è solo la sconfitta di una linea politica, ma riapre il dibattito sull’uso e sul senso stesso del referendum abrogativo. Quando la partecipazione crolla, la politica dovrebbe interrogarsi e ammettere il fallimento

Urne chiuse. Affluenza al 30%. Quorum non raggiunto.

Il responso sui referendum è inequivocabile.

Eppure, dopo poche ore, c’è chi – tra i promotori – si è affrettato a rivendicare comunque una “vittoria politica”, contando solo i sì.

Una narrazione che stride non solo con la realtà aritmetica, ma anche con il rispetto dovuto al principio di responsabilità democratica.

In una Repubblica parlamentare che ha fatto del referendum abrogativo uno strumento prezioso, ma anche delicato, il voto popolare ha senso solo se si riesce a mobilitare un’ampia porzione di cittadini.

E non si tratta del solo 50%+1 degli aventi diritto, previsto dalla legge, ma almeno della metà dei votanti delle ultime elezioni politiche: cioè il 64%. Questo è il quorum politico, se non giuridico, che dà legittimità morale al risultato. E se non ci arrivi, hai perso. Punto. E dovresti ammetterlo.

Invece, si prova a tenere in piedi una narrazione che sfida la logica: si è vinto anche perdendo. Una dinamica già vista nel 2016, quando Matteo Renzi usò – sbagliando – i numeri del Sì al referendum costituzionale come base elettorale futura. Ora, come allora, si cerca una legittimazione nella somma dei consensi effimeri, ignorando il silenzio assordante della maggioranza.

Ma il punto più critico non è solo la sconfitta numerica. È la traiettoria politica che ha condotto a questa débâcle. La sinistra italiana – almeno quella che si riconosce nell’asse Conte-Schlein – sembra oggi muoversi più per negazioni che per visioni: contro Meloni, contro Salvini, contro Tajani, ma anche contro sé stessa. La campagna referendaria ne è il simbolo più evidente: un attacco a una riforma partorita dalla sinistra stessa, nata per rispondere a un bisogno di modernizzazione del mercato del lavoro, oggi bollata come il nemico da abbattere.

Una sinistra contro sé stessa

Inseguendo le parole d’ordine del neo-populismo, il centrosinistra ha finito per svuotare di contenuto la propria identità riformista, scegliendo di combattere le sue stesse stagioni di governo. È accaduto sul lavoro, ma anche sull’immigrazione (rinnegando la linea pragmatica del governo Gentiloni-Minniti), sull’energia (trasformando i termovalorizzatori da strumenti di efficienza a simboli di tradimento ecologico), sulla giustizia (dimenticando il garantismo) e sulla sicurezza (abbandonando i sindaci a gestire il disagio urbano con mezzi insufficienti e retoriche deboli).

Si potrebbe dire che questa è una sinistra massimalista che non solo va contro la propria storia, ma anche contro la realtà. E, così facendo, regala alla destra il monopolio del pragmatismo. Peggio ancora: sacrifica l’idea stessa di governo riformatore in nome di un’utopia minoritaria, in cui si sommano diritti astratti e si dimenticano i doveri concreti.

Il referendum non è stato solo perso. È stato snaturato. Pensato come strumento per correggere leggi inique, è stato ridotto a megafono identitario di una parte della sinistra, trasformando la battaglia civile in una mossa tattica da congresso permanente. E qui sta la responsabilità più grave: aver bruciato un’occasione per rilanciare un dibattito serio sulle politiche del lavoro, sulla cittadinanza e sull’equità. Aver usato il referendum come un’arma politica e non come un’opportunità democratica.

E allora, dopo il 30% di affluenza, la domanda è semplice: è davvero possibile definirla una vittoria? O non sarebbe più sano, più utile e più onesto ammettere che qualcosa – anzi molto – è andato storto?

Una sinistra che per sentirsi coerente ha bisogno di rinnegare la propria storia e ignorare la partecipazione popolare è una sinistra che può anche galvanizzarsi nella sconfitta, ma non è in grado di governare un Paese. Perché la coerenza che nega la realtà non è una virtù. È una fuga dalla responsabilità. E l’astensione di massa, questa volta, lo ha gridato forte.

Immagine nel testo: Elly Schlein-Manifestazione contro il JA del 25.10.2014 a Roma di Sinigagl, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

centrosinistraelly schleingiuseppe contejobs actquorumreferendum abrogativo
Condividi

Politica

Pietro Giordano

Potrebbe interessarti anche

Il nodo del sistema bipolarizzato
27 Novembre 2025
La sinistra che si svuota da sola.
8 Ottobre 2025
Il “fattore Gaza” e la paralisi del Pd
1 Ottobre 2025

Lascia un commento


Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Ultimi episodi

    • Una fede che non spiega tutto12 Luglio 2026 · 21:35
    • Chi si prende cura di chi cura28 Giugno 2026 · 25:10
    • Il rumore e la parola14 Giugno 2026 · 18:42
  • Seguimi su

  • Iscriviti alla newsletter

    Controlla la posta (anche lo spam) per confermare l'iscrizione.

  • Tag

    alcide de gasperi amore annalisa di bella antisemitismo avvenire cattolicesimo democratico cgil cisl concilio vaticano ii democrazia dietrich bonhoeffer donald trump elly schlein fake news fede femminicidio gaza giorgia meloni giovani hamas immigrazione leadership leone xiv libertà movimento 5 stelle nato pace pacifismo papa francesco partito democratico poesia poesia romanesca populismo post-verità povertà preghiera razzismo riformismo sinodalità social network solitudine tuscia ucraina unione europea viterbo


  • Iscriviti alla newsletter

    Controlla la posta (anche lo spam) per confermare l'iscrizione.

  • Articoli recenti

    • La cura vale zero, finché non manca
      10 Ottobre 2026
    • La coscienza non si consegna a nessuno
      5 Ottobre 2026
    • Francesco ci piace, finché non ci chiede di cambiare
      2 Ottobre 2026
  • Articoli più letti

    • Giù le mani da San Paolo, il Vangelo non è propaganda da camerati
      20 Agosto 2026
    • Quando l’Europa dimentica perché è nata
      8 Agosto 2026
    • Adulti per il carcere, bambini per i social
      1 Agosto 2026

© Copyright - Pietro Giordano · Privacy Policy · Cookie Policy

Gestione del consenso

Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni sul dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o gli ID unici su questo sito.

Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per lo scopo legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico espressamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o per il solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
La memorizzazione o l'accesso tecnici utilizzati esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza una citazione, la conformità volontaria da parte del fornitore di servizi Internet, o record aggiuntivi da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate solo per questo scopo di solito non possono essere utilizzate per identificarvi.
Marketing
L'archiviazione o l'accesso tecnico sono necessari per i contenuti incorporati di terze parti (ad esempio i video di YouTube), che possono creare profili utente o tracciare la navigazione su più siti per finalità pubblicitarie e di marketing.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Vedi preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}